
Un po noiosetto sto blog… non lo aggiorno mai, sono proprio un menefreghista.
Stasera però ho tutto il tempo che voglio per dedicarmi un po a lui… e lo voglio fare parlando della mia moto, RC, e del mio rapporto con lei.
Anzi, preferisco parlare del mio essere Motociclista… cosa che prima concepivo in maniera totalmente differente da ora. Il succo sta nel mio essere stato, fino a qualche mese fa, un motociclista a metà che viveva di sveltine con tante belle e sinuose moto… in effetti una moto non è mai stata mia per più di 2 settimane. Sognavo la mia prima moto come una femmina splendida, da amare con tutto me stesso, da sussurarle di nascosto parole dolci e di darle un nome di donna, che rappresentasse qualcosa di significativo.
Invece nulla di tutto questo è capitato, a partire dalle sensazioni che provo guardandola. Certo, penso che sia bellissima, ma la ammiro con distaccato rispetto, senza parole dolci, mani che la toccano… lei è lì ferma sul cavalletto, imponente e elegante… potesse parlare non direbbe mai una parola dolce in vita sua, e mi darebbe del lei.
Una volta in sella il rapporto si fa decisamente più fisico e di intesa, ma anche qui lei, con la sua voce cupa, i suoi movimenti lenti e il suo cambio duro, non si fa di certo dare del tu. Si lascia condurre nelle curve come un treno su un binario, ma benchè io le spappoli il cavalletto in piega e chiuda la gomma (la nuova Diablo Corsa da 190) appena le curve si fanno interessanti, non si fa trattare da 50ino, continua a pretendere del lei e a esigere forza fisica per sbatterla giù in piega. Per questo non ha un nome da donna, lei non è la mia fidanzata delicata e femminile… ma una compagna di vita e di divertimento, alla quale non piacciono le smancerie e le eiaculazioni precoci. RC (è semplicemente l’acronimo di Rosso Corsa) è un po quello che per Sherlock Holmes è Watson o higgins per Magnum PI… Ecco, ci siamo capiti spero…
E io sono un motociclista decisamente più smanettone di quello che credevo di essere. Ma questa è un’altra storia.
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Era da un pezzo che aspettavo questa open week, morivo dalla curiosità di provarla dopo che riviste e stampa in generale ne hanno tessuto le lodi.
E devo dire che sono rimasto FOLGORATO.
Dopo qualche giorno di rinvii causa pioggia eccomi qui, con una 848 rossa fra le gambe, a pensare quanto cacchio di popò di roba costosa ho sotto il culo. Ma appena scalda un po parto subito.
Chi mi conosce sa quanto poco mi piacciano i mezzi manubri, e il primo impatto è proprio quello di una moto scomoda, che da 0 a 2500 g/min tossisce e sputazza, almeno fino a quando non si è ben riscaldata, e ne ha avuto tutto il tempo mentre procedevo a 20, incolonnato all’uscita di Vigodarzere.
Appena messe ruote fuori dall’incrocio, mi sento come una tartaruga in cattività che ha ripreso la via del mare, e non mi rimane altro che fare un salto in tangenziale per spremerla un po.
Nel rampino di ingresso assaggio un po di maneggevolezza, e ne ha da vendere, è la prima sportiva che provo così rapida negli spostamenti. in men che non si dica eccomi pronto a spremerla un po. Giù in carena e via, mi spara fuori dal rampino che è una goduria, con una progressione che davvero non mi aspettavo, l’erogazione è fluida e potente, e nonostante la coppia sia disponibile già da pochi giri, l’allungo, pare infinito in quel nastro d’asfalto veneto di merda.
Un curvone veloce, non chiudo il gas e sento la moto che rimane pesantemente inchiodata alla traiettoria impartita, prendo l’uscita per montà e butto giù due marce in rapida successione… l’antisaltellamento fa il suo dovere.
Certo una ducati con la frizione in bagno d’olio ho faticato un po a concepirla, non mi sono sentito quelle vibrazioni di troppo e quel rumore di ferraglia che fa tanto “sto guidando la storia”… perde in romanticismo ma guadagna in dolcezza. Sono seriamente stupito, è la prima volta nella mia vita che mi sento a mio agio su una supersportiva e la cosa non mi dispiace affatto. Mi è venuto anche un “tira da bestia!” alla Capirossi ma mi sono trattenuto dal pronunciarlo.
Come potete immaginare la posizione in sella è scomodissima nella guida su strada ma non siamo ai peggiori livelli, mi aspettavo qualcosa del genere “ma proprio guarda una cosa malissimo”, ma la triangolazione è davvero efficente se si forza l’andatura.
Il telaio è una spettacolo, rigido al punto giusto e estremamente solido, come i freni Brembo che sono una forza della natura, basta sfiorare la leva che quasi solca il terreno con l’anteriore. davvero spettacolari e più modulabili dei monoblocco di 1098 – Hypermotard S
Mi fermo un attimo ad un parcheggio per sistemarmi la cinghietta del casco che, essendo lasca, appena la pressione dell’aria si fa sentire tende a tirarmi via il casco. Anche incarenato l’aria si sente parecchio. Dovendomela comprare la doterei immediatamente di cupolino alto o double bubble perchè il plexiglass originale mi pare una ciofeca. Sistemato questo problemino torno al concessionario con un altra tiratina in tangenziale, e finalmente riesco a mettere quinta, e finalmente il mio casco sta fermo nella testa ma, giusto per rompere i coglioni, ad alta velocità mi si appiccica con la visiera in faccia (è un jet AGV di merda) e ho ragionato che forse era meglio un integrale.
Mentre ripercorro la coda per entrare a Vigodarzere si fa sentire un po di indolenzimento ai polsi, c’era da aspettarselo.
Le conclusioni che ne posso trarre sono che, mi ha fatto innamorare quel sound spettacolare, la splendida ciclistica e il motore che è davvero un’opera darte, con un gran carisma, sfiora la perfezione. Per me la mia personale regina delle sportive moderne è lei, ma solo perchè non ho ancora provato il 1098. Il computer di bordo con strumentazione totalmente digitale è una cagata pazzessca, non si leggono bene i numeri dei giri e senza lancette, mi spiace ma, non è romantico.
L’estetica non mi convince, poco personale (come lo è il 1098, preferisco ancora l’estetica del 999/749) e il costo è davvero alto, ma vale fino all’ultimo centesimo. L’avrei preferita bianca.
Non me la comprerò mai comunque, chi mi conosce sa che io con certe moto ho un rapporto di amore-odio, mi affascianano da morire ma per strada le reputo delle bare insfruttabbili, quindi come sempre la riservo per un uso prettamente pistaiolo dove credo possa dare filo da torcere a tante tante jap.
Le velocità assurde che il mio polso destro, girandosi automaticamente senza che io glielo chiedessi, mi ha fatto fare, hanno riconfermato che se non si corre con queste moto non ci si diverte. Sono moto da usare solo ed esclusivamente in pista, terreno di caccia per questo unicorno.
Chi la compra per andare al bar. sta buttando i soldi, chi la compra per andare in pista, ha scoperto paradiso.
Datemi un Desmo!!!

Era da un pezzo che non recensivo qualche motocicletta. Causa freddo e intemperie il mercato si è fermato, e i miei scrocchi anche.
Oggi un po di sole ha illuminato la città, e non sono rimasto a casa a girarmi i pollici. La Speed è una mia vecchia conoscenza ma non mi è mai capitato di recensirla qui su SP, quindi l’ho voluta per un giro pomeridiano per riassaggiare quel portentoso tre cilindri inglese.
Mi sono recato al concessionario Triumph di Padova soprattutto per sapere se avrò un futuro lavorativo con loro. Risposta negativa, nulla da fare, almeno lasciatemi guidare una moto allora. Ed eccola lì tutta per me.
Il Roulette green è uno dei colori più spettacolari che Triumph abbia mai fatto ed è pure quello su cui ho poggiato le mie chiappe… partiamo bene. Il sound è il solito spettacolo a tre cilindri, e la guardo mentre scalda il motore, 10 minuti e via, butto prima e mi fiondo in mezzo al traffico.
Alle 4 del pomeriggio, Padova comincia a riempirsi di auto, e le tiratine sono state davvero poche, ma nonostante questo la dolce bambina dai pistoni grossi si è fatta cullare fra un semaforo e l’altro, e l’asfalto ancora un po umido dalla pioggia della notte, non ha limitato l’aderenza durante le tiratine infrasemaforali.
La moto è molto maneggevole, non quanto la sorellina 675 ma c’era da aspettarserlo. La posizione in sella è come piace a me, discretamente caricati in avanti, con le pedane abbastanza alte e una triangolazione sella-manubrio-pedane sportiva e confortevole allo stesso tempo. Molto simile in sostanza alla Street che però mi pare di ricordare col manubrio leggermente più alto.
La progressione del 1050 è spettacolare, sempre parecchio fluido, ha coppia da vendere dai 3500/4000 giri in poi, e sale disegnando una curva dolce ma corposa, molto più fluida del più scorbutico 675. Appena trovo un po di sfogo mi incareno e provo a tirare qualche marcia, il tachimetro sale che una bellezza e il casco pare volermi uscire dalla testa, la pressione dell’aria oltre i 150 km/h è forte, ma voglio aggiungere che fino a 100 si sta da dio senza interferenze aerodinamiche. L’esemplare che ho provato era senza il cupolino, con quest’ultimo sarebbe migliorata di parecchio la protezione all’aria.
In rilascio lo scarico emana gradevoli scoppiettii cupi e leggeri, una gioia per le orecchie. Le sospensioni lavorano da dio, non sono mai troppo dure e mai troppo molli, i freni sono una forza della natura, le pinze radiali sul doppio disco hanno un mordente davvero forte e modulabile allo stesso tempo.
La leva frizione è duretta, a fine giro avevo dolorino a indice e medio, e gli innesti sono secchi e duretti, ma è una caratteristica comune a tutte le triple (tranne la Tiger che l’ho trovata davvero user-friendly). Il telaio è uno spettacolo, comunicativo e non estremamente rigido per una guida abbastanza sciolta in città.
A conti fatti, una volta tornato in concessionaria ho realizzato che nel complesso non saprei davvero cosa scegliere, se la Speed o la Street. Credo comunque che la Street sia una spanna avanti in quanto a sfruttabilità, con la Speed vieni schizzato da una parte all’altra in un batter d’occhio e sono riuscito a mettere la quarta una sola volta in un giro di mezzoretta. Poco sfruttabile in centro abitato quindi.
In quanto a motore credo che sia un vero capolavoro, non un mostro di potenza, considerando la cilindrata, ma un mostro di elasticità e efficenza a qualsiasi regime. Un gradino sotto alla sorellina minore, ma solo entro il contesto urbano, fuori da questo credo non ci sia paragone fra le due.
1050 RUUUULEZZZ!
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Oggi è stata una giornata particolare: da un blog è partito un dibattito, da un dibattito è partita una cena, da una cena è partita una sfida a biliardino, da una sfida a biliardino un gioco di carte e poi un discorso sulla tristezza della letteratura commerciale. Il tutto passando attraverso donne perse, etichette sociali e turbe sessuali.
Fra il fottuto disagio c’è chi la pensa in un modo e chi in un altro, ma non c’è dubbio che sull’esistenza del disagio siamo tutti d’accordo. E le persone che riescono a non camuffarlo e a condividerlo con gli altri, senza vittimizzarsi ma discutendone e ridendoci magari su, non credo che si trovino dappertutto.
Da quando me ne sono andato dalla Sardegna, non ho vissuto tante realtà così reciprocamente diverse, e tutto sommato così vicine al mio concetto di Persona.
E non si parla di intelligenza, o particolare abilità nel fare un qualcosa, si parla di Persone in grado di portare tale appellativo con fierezza, in quanto esseri unici e ben distinti dal regno animale.
Esseri a se stanti, che comunque non conosco ancora, ma sopra il quale aleggia un nonsocchè di strano, forse quello che ho perso andandomene dalla mia isola e che mi stupisco di trovare anche qui, nella pianura dimenticata dal sole.
Fattostà che, riprendendo l’argomento tanto dibattuto su quel blog, la felicità è una cosa fugace, una sensazione che hai ora e che domani già non hai più, un elemento che si cerca e desidera così tanto da non aver davvero coscienza di sfruttare quando ti si presenta.
Per me stasera è stato uno di quei piccoli momenti, con le persone giuste o sbagliate ancora è da sapere, ma che mi ha trasmesso un feedback decisamente piacevole… viviamo di questo, noi poveri sfigati, e forse non è neanche una cosa negativa.
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Eccomi qui per la seconda parte del mio sabato inglese, e a dirla tutta, anche la più bella.
Sceso Dalla Daytona faccio i complimenti al direttore per l’arma letale che Triumph ha sfornato e assieme ne elogiamo i punti forti e l’impossibilità di sfruttarli come meriterebbero. Mentre accade tutto ciò, il mio occhio si allunga all’altra preda della serata, una bella Street Triple bianca che da li a breve avrei amato. Nel mentre a Padova scende il buio.
Con i presupposti della Daytona spero di salire in un’ altra moto altrettanto carismatica, ma mai mi sarei immaginato di salire in una moto così diversa pur condividendo telaio e motore con la precedente.
Clicco lo start e il suono è lo stesso identico della Daytona, stessa splendida musica ma in salsa naked. salgo in sella e finalmente trovo un manubrione bello largo e alto, una sella ancora alta (mai come quella della sorella però) ma comoda garantisce una posizione aggressiva e non sacrificata. Godo già.
Una volta partito la moto si rivela molto più intuitiva e gestibile della sorella, più morbida in tutto ma con davvero tante vibrazioni in più (non è un difetto, mi gasa tantissimo). Mi dirigo verso lo stop e la curva a destra di prima, e una volta girato l’angolo apro il gas e scopro che il carattere del 675 in questa moto viene esaltato al massimo: la coppia che viene sprigionata ai bassi è davvero notevole e l’effetto on-off del comando gas si sente davvero tanto, questo era quello che volevo! Mi trovo come un bambino in un negozio di caramelle e guidare col buio mi fa sentire un hooligan che non vede l’ora di strapazzare la moto, far suonare gli antifurti delle macchine e svegliare interi quartieri. Peccato che non è notte ma sono le 5.30 del pomeriggio e la strada è affollata di scatole di latta che non consentono di divertirmi come vorrei.
Il telaio che nella Daytona si sentiva parecchio rigido, qui risulta più morbido, grazie alle sospensioni tarate per una guida meno specialistica, ma il feedback è sempre alto e ad ogni manciata di gas abbondante la moto si scompone e urla come la sorella, e il tutto avviene a giri molto più bassi quindi ,a conti fatti, molto più divertimento per i deficienti come me.
Tornando al motore, come nella precedente recensione, vi mostro il grafico coppia-potenza, giusto per farvi un’idea della differenza di carattere di questa Street Triple:

Ecco quindi una coppia massima a 10.100 g/min, ma la cosa splendida è che a partire dai 3000 abbiamo gia a disposizione circa 50 nm e la curva prosegue costante lungo tutto l’arco di giri fino a crollare dove davvero non se ne può più di tutta questa spinta! I valori di potenza invece sono un po più bassi di quelli della hypersport.
Come avrete capito quindi, dove la Daytona ancora dormiva, questa Street sta dando tutto il meglio di se stessa e in modo abbastanza cazzuto pure.
Con stupore non ho riscontrato niente che non fosse controllabile o gestibile (al contrario della daytona), e questo rende tutto molto più istintivo e divertente.
Freni ottimi, bilanciamento fantastico, ottima posizione di guida, motore corposo e sfruttabile anche in allungo, mi spiace per le altre Triumph (soprattutto per la mammina Speed 1050) ma per me questa Street è diventata la regina delle triple!
Estetica davvero piacevole (con lo scarico basso diventa davvero splendida), la moto non è piccola come sembra dalle foto e questa va a tutto vantaggio di una maggior comodità.
Inutile dire che le colleghe di categoria 600 a quattro cilindri sono lontane anni luce dal carisma e dalla bellezza dinamica di questa moto, non ne voglio neanche parlare, perchè il confronto non esiste proprio.
Concludo dicendo che Questa è davvero una splendida alternativa ai miei amati bicilindrici ed ha davvero tutte le carte per essere la regina del mercato. Peccato che le mode sono le mode e parlano ormai solo in giapponese e in quattro cilindri, il principio del “vorrei ma non posso” attacca sempre più questa società che anche nelle passioni, sta diventando malata.
Io preferisco rimanere con le mie passioni e con le mie preferenze un po di nicchia, ma che sento davvero mie.
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Il freddo può fermare un irriducibile scroccone come me? non credo proprio, ed ecco qui la prova.
La location questa volta è il concessionario Triumph per Padova e provincia HERMES SRL ( e rigrazio sentitamente lo staff, davvero molto cortese e simpatico), l’evento è l’Open Week dedicato alla nuova nata: la Street Triple.
Ma il sottoscritto non si accontenta di scroccare un giro solo, quando se ne possono scroccare due.
Mi butto subito sulla prima, la Daytona appunto, e la prima cosa che noto è la posizione di guida: molto sacrificata (come giusto che sia per una moto così), che carica molto il peso sui polsi e sui mezzimanubri e la sella è davvero tanto in alto, una posizione da combattimento insomma!.Appena premo lo start, dallo scarico una musica cupa e davvero forte riempie l’aria, il suono del tre cilindri è davvero spettacolare e ad ogni sgasata le orecchie vengono investite da splendide sinfonie di scarico. Giù in carena e si parte, la visuale del cockpit è davvero bella, con un computer di bordo e un contagiri analogico davvero splendidi, il cupolino è davvero piccolo e la carena fra le gambe quasi non si vede dall’alto della mia posizione: elogio alla snellezza!
I primi metri sono di conoscenza, ma oltre lo stop e la curva a destra, un nastro d’asfalto libero invita subito a metter giu la testa e vedere cosa combina questo motore castiga-jap! Quindi scopro con piacere che la coppia ai bassi regimi, che le hypersport in genere si sognano, qui c’è, e pure abbastanza consistente per dire che è una ipersportiva. Ma è oltre i 9000 giri che si trova una spinta davvero forte che sembra non finire mai, e il motore urla, pare stia per staccarsi e correr via da solo! Il telaio grazie alla sua grande rigidità rende la moto molto nervosa e reattiva anche a velocità sostenuta, riproducendo al meglio ogni minima imperfezione dell’asfalto che arriva ai nostri polsi chiara come come il sole, ma senza pregiudicarne minimamente la stabilità! Beh in effetti forse tutta questa rigidità non è il massimo quando la moto la si usa per strada (non smetterò mai di dire che per strada questa moto è sprecata) ma grazie a questo particolare si inserisce di diritto nella mia personale classifica delle “moto cazzute”.

Il diagramma qui a fianco l’ho voluto mettere perchè i numeri di questa moto sono davvero splendidi per me. Chi mi conosce sa che sono un motociclista urbano, che basa i suoi gusti su moto totalmente diverse da questa, e con motori che puntano più sulla coppia che sulla potenza, ma ora mi inginocchio di fronte ad una moto da pista che presenta una curva di coppia davvero più che buona (nonstante quel buco a 7000 g/min che è proprio brutto da vedere ma che a conti fatti non si sente un granchè) pur tenendo una curva di potenza costante e ripida come una parete di free climbing. Complimenti agli ingegneri Triumph, se potessi vi offrirei un camparino al bar.
Un’altra considerazione che è doveroso fare riguarda il reparto sospensioni, davvero efficaci e dure come il marmo, ma il piccolo neo credo risieda nel retrotreno davvero troppo alto, che mi ha fatto esibire in un paio di powerslide in uscita di curva (dovuti in parte all’asfalto freddo sicuramente). Punto in meno in sicurezza su strada, punto in più in carisma.
Rientro soddisfatto in concessionario, con la soddisfazione di aver provato una moto splendida, ma nel contesto sbagliato.
Concludendo non posso sbilanciarmi in giudizi secchi perchè dal basso della mia esperienza con tali mezzi non posso assolutamente sfruttarli a pieno in strada e tantomeno in pista, dove non sono mai stato, anche perchè questo non è il mio genere di moto ideale. Nonostante questo, nel complesso, la mia opinione da urban rider si riassume in una guida molto “fisica”, da gestire soprattutto con culo e gambe e una scomodità davvero fastidiosa nella jungla cittadina. Andando oltre, si prende un posto fra le moto carismatiche e cazzute che tanto mi piacciono, e confrontandola con gli altri motori di categoria che conosco (cbr 600 e R6) la ritengo una spanna sopra questi. Triumph e le sue triple non mi deludono neanche questa volta!
A seguire la prova della Street Triple!
P.S. Sta volta le foto sono quelle della Vera protagonista della prova, e non le solite che prendo da Google! Sono bravo vero? Siiii
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Per evitare di scrivere due post, ho deciso di mettere queste due moto nello stesso, e poichè le ho provate a distanza di un giorno l’una dall’altra, mi sa tanto di quelle sfide che le riviste specialistiche organizzano per vedere quale è la migliore moto della categoria presa in esame.
Beh, siccome da poco all’università hanno rispolverato gli insiemi, possiamo pure ragionare dicendo che queste due moto appartengono all’insieme delle “moto da turismo” benchè siano di due sottoinsiemi ben distinti, poichè la BMW è una signora rigorosamente turistica, che rasenta la perfezione per chi desidera una moto da votare a tale utilizzo, la Buell invece, è una fun-bike (non per niente è una moto della serie XB) che si presta senza problemi al turismo.
BMW

Ammetto che le BMW prima di qualche giorno fa, per me erano solamente belle moto, con un blasone che le metteva un po di puzza sotto il naso ma che la rendeva ai miei occhi affascinanti per le scelte tecniche a detta dei più azzeccatissime e con un motore che è una scultura (parlo delle boxer, le 4 cilindri non sono opere d’arte ma di tecnica), ma ancora non avevo avuto la possibilità di assaggiarle e condividere con loro qualche momento da amanti.
Qui a Padova, grazie alla Ceccato Motors, sono riuscito a provare quella che assieme alla GS è l’icona del turismo su 2 ruote: la R1200R
Salgo in sella e mi sento da dio, stringo il manubrio e sistemo bene il culo nella sella morbida e accogliente, sotto i miei occhi la vista è spettacolare, le mie ginocchia sfiorano le due teste che spuntano fuori a destra e a manca in tutta la loro imponenza… sono emozionato a guidare uno degli oggetti che più mi ha affascinato nella conoscenza della mia passione tanto che ne ho fatto una tesi per il diploma: il bicilindrico boxer.
Parto… La sensazione è di stare in una strana astronave dove ogni tuo movimento viene accompagnato dolcemente dalla macchina… la frizione, il cambio, la manetta, il freno posteriore, le sospensioni sono dolcissime, sembrano dirti “no no aspetti, non faccia fatica lei che sta guidando, le do una mano io a manovrarmi!”
Il telelever anteriore e il paralever posteriore sono una cosa fantastica… affondano ma non troppo, e assorbono le asperità meglio di come un pannolino lines assorbe la pipì super… l’unica cosa violenta è il freno anteriore, che reputo poco modulabile poichè sensibilissimo, è l’unica pecca… il telaio è elastico e confortevole ma ha un feedback fenomenale e mette in atto ogni nostra volontà di guida.
Il motore? Brutalmente dolce.
La progressione è regolare, ha un’arco di coppia perfetto, non ho mai guidato un motore messo a punto così bene, ma la spinta non crediate sia poca… è tanta tanta, che arriva morbida e leggera, subito dopo i 2500 giri circa, e si sente tanto.
Nell’uscita dalle curve, quando apro ancora in piega, a causa del cardano e dell’elevata coppia la moto derapa esibendosi in coreografici powerslide che mai mettono in crisi la ciclistica e tantomeno preoccupano chi sta sopra a guidare.
La moto a causa dell’interasse e del peso altino non è un fulmine di guerra negli spostamenti e nelle manovre a velocità bradipesca, ma entrando nell’ottica dell’utilizzo di tale macchina l’agilità a bassa velocità non è un requisito di primaria importanza.
Esteticamente, guardandola da fuori, non è carismatica come quando la si guida, la vecchia 1150 mi piaceva 100 volte di più ed aveva molto più carisma estetico di questa, che sembra disegnata per accontentare un po tutti.
La conclusione è che se siete degli smanettoni, dimenticatevi di lei, la troverete disgustosamente perfetta per portarvi a spasso fra le curve di un passo di montagna a velocità di crociera medie, terribilmente comoda e orrendamente turistica. Se siete invece quelli che cercano una moto puramente stradale da turismo, avete trovato la regina. Se invece siete appassionati della bella tecnica e di una moto carismatica, avete trovato un bellissimo esempio di arte ingegneristica.
BUELL

“E che è sta cosa? sembra un insetto!” disse la mia ex ragazza appena gliela feci vedere.
In effetti a guardarla non entusiasma proprio, di tutte le XB è di sicuro la più bruttina, ha una faccia da insetto davvero, e un culo sproporzionato perchè la sella lunga per il passeggero e l’interasse corto non vanno esteticamente molto d’accordo, ma ci passo sopra perchè ho bisogno di sentire la grossa differenza che ha dalle altre XB, e ho fatto benissimo.
Signore e signori, questo era l’anello mancante per completare la mia personale collezione di modelli XB e con la Ulysses le ho provate tutte. Ora posso arrivare a coronare la mia personale regina delle Buell.
Ed è proprio lei, la Ulysses.
La più brutta delle buell è anche la più bella, sembra un ossimoro ma è la pura verità. Le sospensioni alte e morbide, il manubrione larghissimo e altissimo, come la sella grande e accogliente, ti fanno sentire il padrone della strada, e queste sono le uniche differenze sostanziali dalle altre XB deducibili a moto ferma.
Ma con le sospensioni così alte la moto ha subito un alzamento di baricentro, e a causa dell’interasse cortissimo e della fissa di Erik Buell per la centralizzazione della masse questa variazione si fa sentire davvero tantissimo… Se la cara vecchia XB9-12S e derivate, è una moto che si presta al teppismo senza problemi e non si tira indietro a qualche impennatina, la Ulysses (a causa di questo spostamento in alto del baricentro che contrasta così tanto col suo interasse infimo) è una vera e propria macchina da impennate, ad ogni manata di gas il posteriore si pianta nell’asfalto e l’anteriore schizza su a guardar le stelle, e il ritorno sul pianeta terra è morbido e leggero grazie alla forcella tarata per il comfort.
Quindi se si spinge forte con la guida da streetfighter è un divertimento assoluto, e se si va piano?
Se si va piano la moto si lascia passeggiare tranquillamente, in città è una goduria, schizza nel traffico che è una cosa fenomenale e il culo non mi si indolenzisce come sulle altre XB anche se l’effetto on-off è sempre elevato e bisogna sempre giocare con la frizione per non farsi venire il mal di mare, e la frizione è pallosamente duretta e il cambio è una rottura di coglioni perchè è duro e la folle la si trova solo dopo due ave marie e tre padre nostri, ma daltronde è una XB e questi sono i deliziosi difetti suoi e di quello che è il bicilindrico HD 1200.
Esteticamente parlando la moto è bruttina, ma se, come farei io se la comprassi, la si usa per utilizzarla in città e non per viaggiare, un cambio di codone e l’eliminazione del becco sono d’obbligo.
Per il resto, come telaio e motore ho parlato già mille volte dei modelli XB ed è sempre splendidamente uguale.
Concludendo le piccole differenze riguardanti altezza, sospensioni e posizione di guida la rendono la più totale e divertente delle XB. Se cercate una fun-bike, prendetevi una Ulysses, montatele un codone XB12SS e toglietele il becco, avrete un’arma totale per il divertimento urbano, Se cercate una moto da turismo, questa lo sa fare, ma dovete cercare di sopportare i piccoli difetti che in una XB sono routine, ma che in turismo potrebbero dare fastidio, se siete degli smanettoni da pista, dimenticatevi di lei se ci tenete alla pelle, è l’ultima delle Buell in questo caso.
CHI VINCE?
Nessuno, sono due moto troppo diverse, che si spacciano entrambe per turistiche ma solo BMW lo è nel midollo, la Buell è una fottuta bruciasemafori con lo zaino per la gita fuoriporta.
Una cosa posso dire solamente, la Buell può trovare altre street fighter che le danno filo da torcere in questo sporco mestiere, mentre l’unica che può dare filo da torcere nel turismo a questa R1200R è la R1200GS, ovvero la sorella all road… BMW con le sue moto perfette domina la categoria.

Preso dai preparativi per la mia fuga (che descriverò accuratamente in un prossimo post), ho deciso di fare un salto da Planet Motors per vedere se hanno quella cacchio di 690 che da mesi avevano promesso di farmi provare.
Sono andato convinto di non trovarla.
La 690 c’era.
Solita liberatoria, e pronto a partire.
L’estetica per quanto originale (e a me le moto fuori dall’ordinario piacciono) non mi comunica molto, non mi convince nonostante le rifiniture di prima categoria e le plastiche di buona qualità. L’anteriore sembra un pellicano incrociato con un tucano e gli scarichi sembrano due tubi coibentati presi dall’impianto di riscaldamento di qualche ospedale (di quelli zozzi che si vedono al tg5). Metto in moto: TRATATATATATATATA! il sound è diverso dagli altri mono, è molto metallico e sembra che ci sia ferraglia dentro gli scarichi (ho deciso, fanno cagare, cabiateli prima di ritirarla se acquistate questa moto) ma è abbastanza corposo quando si gira la manopola del gas. Monto in sella e parto.
Prima impressione: devo sgasare un bel po per spuntare perchè tende a morire se si pela il gas, -brutto segno- penso, dinamicamente parlando i primi metri sono stati un po strani, la moto sebrava avere la forcella perpendicolare all’asfalto e la sensazione non è confortante, giuro che una moto così reattiva non l’avevo mai guidata e non mi esaltava la cosa, mi faceva un po paura, quando è troppo è fastidioso, ho avuto la sensazione che alla prima manata di gas sarebbe schizzata via lasciandomi in piendi in mezzo alla strada, ad assistere alla distruzione di una moto che non posso permettermi di ripagare. La prima piega uscendo dal piazzale del concessionario mi trasmette una ruota anteriore che se ne va dove vuole lei, e reagisce come le moto che hanno interasse chilometrico, ovvero con la sensazione che ti tiri giù per terra. Cacchio mai provata una moto così strana! la sensazione tuttavia dopo 10 minuti passa e ci si abitua.
Ok è arrivato il momento di vedere cosa può offrirmi sto motore superpotente (a detta di KTM il motore avrebbe 64 Cv a 7500 giri, un’infinità per un monocilindrico da strada), giro la manopola fino a fine corsa.
Dove sono finiti i 64 cv? la risposta arriva dopo poco: sono tutti sopra i 7000 giri! e sotto i 2000 la moto tossisce e bestemmia, a giri medi invece c’è poca roba per essere un mono. Ecco si è fottuto un altro modello che credevo cazzutissimo. Porca miseria a KTM che si inventa ste motard-compromesso con la sella bassa, le sospensioni morbide e il motore docile!
Da che mondo è mondo LE SUPERMOTARD HANNO LE SOSPENSIONI DURE, LA SELLA ALTA ALTA, LA POSIZIONE DI GUIDA SCOMODA E UN MOTORE CAZZUTISSIMO CHE SPRIGIONA COPPIA A PALATE DAI 2000 AGLI 8000 GIRI!!!
Comunque sia non mi delude poi così tanto, basta non scendere mai sotto i 5000 giri e diverte davvero. Vado dietro lo Spazio Newton dove ci sono le curve a gomito per vedere se si intraversa come una motard dovrebbe fare. La moto si intraversa, ma le sospensioni morbidose fanno riprendere aderenza alla moto subito quindi le derapate sono un po scarsine nonostate le scalate con fuorigiri (e devo ammettere che non sono proprio un motardista nato, ho tante cose da imparare sul fare derapate davvero efficienti) e si alza solamente di frizione anche in prima.
Faccio anche un tratto di Asse Mediano (la strada a scorrimento veloce che taglia Cagliari in 2) per vedere in allungo come va questa moto, che arriva fino a 9000 giri e spiccioli, davvero troppi per un monocilindrico (e questo spiega molto anche del perchè la moto è scarsa in basso). arrivo a 140 all’ora con il collo che sforza tantissimo e l’avantreno che comincia a dondolare in rettilineo così tanto che mi costringe a rallentare. Insomma ogni stelo della forcella è grosso quanto il mio braccio, la moto è tuttavia bassa e ondeggia a 140? bah lasciamo perdere, meglio tenere una velocità di crociera di 90-100 e lasciar stare le tirate.
Riporto la moto alla base e sento i polsi indolenziti.
Quindi elenco in breve le peculiarità di questa moto con 7 verbi essere alla terza persona:
- è una supermotard ma ha il telaio a traliccio, la sella bassa e le sospensioni morbide (e le frecce grandi così)
- è un monocilindrico ma ha il motore che spinge fino a 9000 giri tranquillamente e non ha coppia sotto i 5000 giri
- è leggerissima e agilissima ma la prima impressione è come quella che si ha quando si guida un chopper
- è comoda ma indolenzisce se si va poco poco veloci
- è originale ma bruttina
- è una moto che spinge fino a giri alti ma appena ci si arriva dondola vistosamente e bisogna rallentare
- è divertentissima ma solo se si tiene alta di giri
Conclusione: una moto che non è nè carne nè pesce e ciò significa che è una moto per tutti quelli che vogliono una motard perchè piace ma lo vogliono per passeggiare in città stando comodi e senza sentire le buche, e che non impenni subito per carità perchè sennò passa per un zozzone pirata della strada che ammazza la gente!
Discorso di cliente tipo per la 690:
- “salve vorrei comprare una supermotard perchè mi piacciono un sacco! sono cattive e hanno un bel rumore!”
- “va bene signore, abbiamo la serie EXC con kit motard, sono moto spettacolari”
- “ah si? e sono facili da guidare?”
- “certo sono leggerissime e potentissime, ad ogni manata di gas si prepari a vedere il cielo, sono esaltanti!
- “cioè impenna?”
- “se pela il gas no, ma appena gira energicamente si alza ad ogni regime di rotazione!”
- “oddio ma per chi mi ha preso? per un delinquente? e poi non ci arrivo a terra con queste! e senza frecce come faccio? mi vuol fare arrestare?!”
- “signore lei mi ha chiesto una supermotard e le supermotard sono fatte così, anzi dia retta a me, si prenda la SM 690 e si stia zitto, è la moto che fa per lei”
- “screanzato! mpf!”
Spero di aver reso l’idea di che tipo di moto sia la SM 690. Comunque mi sono divertito e mi sono sudato il culo.


Inauguro L’erede di Cafe Racer con una nuova puntata della rubrica più spassosa del mondo – per me che provo le moto ovviamente.
Sono le 5 circa del pomeriggio quando dopo aver riportato a casa sua la mia povera consorte senza un preciso motivo, penso bene di fare una capatina al concessionario Kosmoto2, perchè avevo il sentore che la moto che stavo aspettando di provare fin dalla sua presentazione fosse lì, pronta a farsi cavalcare fra i bollenti asfalti cagliaritani; una vocina suadente diceva “lele! sono scìver, ti sto aspettando! brum!” quindi non ci ho pensato due volte e con il fido Atlantic sono andato al concessionario.
Appena girato l’angolo, eccola lì, di fronte all’uscita con lo sterzo girato e il faro che mi fissa, nella straclassica (e pure poco esaltante) colorazione grigio/oro. Non l’avevo ancora vista dal vivo e l’impressione è buona quanto quella della prima visione in rete dopo la presentazione: decisamente compatta e bella, tranne la colorazione.
La guardo una trentina di secondi per realizzarne le qualità estetiche e ciclistiche, poi entro e punto il signore con la camicia a quadri.
- “Salve! è in prova la Shiver?” – Chiedo con un sorriso a 8000 denti stampato in faccia.
- “si mi serve la patente” – dice il signore con la camicia a quadri con una freddezza degna di Robocop senza il casco
- “certo eccola qui!” – e vai!
- “ecco le chiavi, rimani 10 minuti” – ora la freddezza è quella di Robocop, Di Terminator e Del T1000 che si puntano i fucili a vicenda.
- “Grazie” – solo 10 minuti, tanalla! (trad: tirchio!)
Metto in moto: TRANTATATATATRRRAAAANNNNTATATATATATATA! Il suono è spettacolare, non ai livelli del Duca ma comunque davvero godurioso. Riscaldo due minuti e poi parto.
La prima impressione allo spunto è di una moto facile facile, che mi comunica sicurezza fin dai primi metri, la posizione in sella mi pare davvero azzeccata nonostante la grandezza della moto. il manubrio bello largo mi tiene con il busto leggermente caricato in avanti e i comandi sono tutti li, dove devono essere. Le pedane sono sensibilmente avanzate ma consentono agevolmente gli spostamenti di deretano da destra a sinistra , insomma, moto comoda e sportiva allo stesso tempo.
Imbocco viale Diaz e dopo il semaforo mi appresto ad affrontare il curvone della fiera, la moto scende in piega che una bellezza e rimane lì dove l’ho messa io, anche se non esagero con l’inclinazione perchè ho visto tanti buchi nell’asfalto bramare la mia epidermide. Lungo rettifilo e assimilo un po di informazioni dal motore, che mi da una sorpresa.
Sotto i 4000 g/min il motore ha una spinta davvero scarsina per essere un bicilindrico, oltre questi la spinta migliora sensibilmente ma è solo dai 6000 in poi che il motore spinge vigoroso e la moto si incazza e diventa stronza come piace a me, perciò, come direbbe Maccio Capatonda “c’ho delusione in me!”. Porca miseria la Aprilia mi sforna una motociclettina mangiatornanti e umiliasportive da misto-stretto e mi dota la suddetta di un motore con una coppia motrice spostata nella zona alta del contagiri? In Viale poetto riesco ad alzarla ma sfrizionandola in prima, e continuo a chiedermi perchè.
Mentre non trovo risposta al mio quesito continuo a inanellare sorpassi nel traffico di Viale Poetto con marce alte per capire bene la spinta della Scìver e scopro che sotto i 2000 g/min il motore tossisce e sputazza e viene accompagnato da un godurioso ma poco utile scoppiettio nei tubi di scarico. Una smorfietta contorce il mio volto dentro il casco e decido di tornare al concessionario perchè i miei miseri 10 minuti di prova stanno terminando (disgraziato con la camicetta a quadri) e mi convinco che la moto diverte davvero dai 6000 giri in su trovando la spinta migliore a 8000 e concludo che, in 10 minuti di traffico cittadino standard neanche troppo fitto, solo 1 VOLTA! sono riuscito ad arrivare agli 8000 ed ero di gran lunga sopra il limite del comune buon senso di motociclista sano e ad anni luce dal limite legislativo, che con le nuove regole – se mi avesse trovato a quella velocità- mi avrebbe visto in galera a vita, con le mani incollate sotto i piedi, un gessetto in bocca e una lavagnetta nel quale scrivo “sono un pericolo pubblico!”.
Traggo le conclusioni una volta spenta.
La moto è agilissima, la ciclistica altrettanto con un telaio davvero comunicativo, i freni si avvalgono di due dischi con pinze brembo radiali, davvero potenti, il motore presenta due scalini di coppia che rendono la moto acerba, lontano dalle sensazioni dei bicilindrici più sinceri, e altrettanto lontana dall’erogazione quasi elettrica delle 4 cilindri naked moderne da città, anche se io infilerei la Shiver dritta fra loro.
Brutto colpo per la mia psiche che vedeva nella Shiver una libidinosa e cazzuta moto dalla brusca erogazione e un effetto on-off da colpo di strega. Invece si comporta da bambina capricciosa e gioca a fare la grande fingendo di avere qualche cilindro in più, ma questo la rende una moto docile e per nulla nervosa ai bassi-medi regimi di rotazione e la fa inserire dritta dritta nella categoria “motopertuttiquellichenonvoglionounamotocazzutapergirareincittà” e vede da lontano la categoria “umiliasportivedamistostretto”, comunque degustibus, la maggior parte dei motociclisti italiani compra 4 cilindri naked da 600cc.
Forse avevo troppe aspettative da questa moto, o forse pecca di gioventù ancora ma:
C’ho delusione in me!
- POSIZIONE DI GUIDA: 9
- CICLISTICA: 8
- GUIDA: 8
- MOTORE: 5!



