sparking plug


Message to Harry Manback
Febbraio 22, 2008, 7:59 pm
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Due colloqui di lavoro importanti la mattina… una serata abbastanza tranquilla, e poi una mazzata terribile e inaspettata: “ha detto che se ne vuole andare”.

Dopo che io ho deciso di sottostare alle sue condizioni, di fare come dice, sforzandomi di non rispondere alle provocazioni, solo per il bene che voglio a mio padre… se ne vuole andare.

A sto punto mi sono rotto il cazzo, vattene a fanculo davvero, tu e la tua merda di persona, tu che non hai mai avuto un cazzo dalla vita, e l’unica cosa bella che hai trovato, l’unica cosa per cui avresti davvero dovuto vendere un rene pur di preservarla, la vuoi buttare all’aria così…

Sei una persona stupida…

Vai a farti fottere.



Justice – Phantom II
Febbraio 17, 2008, 3:18 am
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Già stimavo questo gruppo, poichè non riuscivo a smettere di guardare il loro video “D.A.N.C.E.” da quanto era bello.

Poi frugando su Soundsblog.it sono incappato nel loro nuovo video, che a parer mio è un capolavoro assoluto, sia audio che video… La canzone di scuola Daftpunkiana (come tutto il loro ultimo disco) è semplicemente fenomenale.

Ancora non capisco se la sensazione predominante di questo video, per me, sia la malinconia e dei muri ocra, delle luci soffuse (molto anni 70) e del fetish felino dell’arredo della casa, o la sensazione di tranquillità che mi trasmettono i gesti di queste persone… una figlia che compie gli anni, una mamma, un paio di nonni e uno zio, una torta e un vestito in regalo.

Forse mi ricorda il “Lele: the early years” ma mi mette in pace col mondo. Il contrasto fra contesto, musica e movimenti è un ossimoro di infinito piacere… Nella sua semplice ambiguità, sto video è un’opera d’arte.

P.S. La mamma della bambina è troppo bellissima.

UPDATE DELLE 4.24 AM

Dopo mezz’ora filata di visione succhiasonno ho finalmente capito cosa rende il tutto incredibilmente malinconico: insomma, nulla è lasciato al caso qui: i quadretti alle pareti, il vestito della bambina che ricorda quello della madre, la catenina regalata dal nonno uguale a quella della nonna. Ma al minuto 2.58, osservando l’abbraccio della mamma alla bambina, ho capito che l’elemento più importante del video è quello che non c’è: il padre.

Io.



è una cosa un po strana
Febbraio 14, 2008, 3:09 am
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  • è strano che io passi delle serate memorabili, solo con miei omonimi.
  • è strano incontrare un “Piras” a Padova, nato e cresciuto qui, ma con genitori nuoresi (di Arzana), e conseguente sangue, orgoglio, e modo di ragionare SARDO.
  • è strano che una pattuglia della polizia ti fermi alle 3 del mattino dopo che tu hai cercato di ignorarli, e ti lasci tornare a casa senza multa e senza sequestro, con parecchi spritz in corpo e un passeggero senza casco.
  • è strano conoscere un veneto che abbia ben chiara l’importanza della qualità della vita.
  • è strano godere di queste piccole cose, qui in veneto.


Un simpatico animale
Febbraio 10, 2008, 8:59 pm
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Ladies and gentleman. il Carrammerda


Rubber Johnny
Febbraio 8, 2008, 4:44 am
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Questo corto di Chris Cunningham, oltre che angosciare a manetta, fa pensare.
Rubber Johnny è un ragazzo macrocefalo, deforme e con gravi disturbi psichici… ok io ancora a questo punto non ci sono arrivato ma il suo esempio è forte.

Johnny vive chiuso in una cantina al buio, viene trattato come un mostro e peggio di un cane. ma quando si chiude la porta, e il suo Torquemada si allontana, vive: schiva laser, gioca a nascondino, si scompone e ricompone come preferisce, si spara un colpo in testa e poi è nuovamente bello che nuovo, i suoi limiti fisici spariscono.

Certo avviene tutto nella sua mente… ma quanti di noi non sono stati, o sono Johnny? Costretti in un sistema che non abbiamo deciso noi di seguire, troviamo rifugio nelle nostre idee, nei nostri mondi virtuali una volta che ci siamo chiusi nella nostra cantinetta, al riparo dalle influenze esterne arrovelliamo il guliver per cercare qualcosa di piacevole: scopiamo con chi ci va di scopare in quel momento, abbiamo il nostro bel lavoro ideale e gli oggetti dei nostri sogni. Lasciamo fuori le solite tragedie che cominciano appena girata la maniglia, giusto per ammorbidire un po la dura realtà dei fatti.

Johnny è dentro tutti mi sa…



Recensione: DUCATI 848
Febbraio 7, 2008, 9:21 pm
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Era da un pezzo che aspettavo questa open week, morivo dalla curiosità di provarla dopo che riviste e stampa in generale ne hanno tessuto le lodi.

E devo dire che sono rimasto FOLGORATO.

Dopo qualche giorno di rinvii causa pioggia eccomi qui, con una 848 rossa fra le gambe, a pensare quanto cacchio di popò di roba costosa ho sotto il culo. Ma appena scalda un po parto subito.

Chi mi conosce sa quanto poco mi piacciano i mezzi manubri, e il primo impatto è proprio quello di una moto scomoda, che da 0 a 2500 g/min tossisce e sputazza, almeno fino a quando non si è ben riscaldata, e ne ha avuto tutto il tempo mentre procedevo a 20, incolonnato all’uscita di Vigodarzere.

Appena messe ruote fuori dall’incrocio, mi sento come una tartaruga in cattività che ha ripreso la via del mare, e non mi rimane altro che fare un salto in tangenziale per spremerla un po.

Nel rampino di ingresso assaggio un po di maneggevolezza, e ne ha da vendere, è la prima sportiva che provo così rapida negli spostamenti. in men che non si dica eccomi pronto a spremerla un po. Giù in carena e via, mi spara fuori dal rampino che è una goduria, con una progressione che davvero non mi aspettavo, l’erogazione è fluida e potente, e nonostante la coppia sia disponibile già da pochi giri, l’allungo, pare infinito in quel nastro d’asfalto veneto di merda.

Un curvone veloce, non chiudo il gas e sento la moto che rimane pesantemente inchiodata alla traiettoria impartita, prendo l’uscita per montà e butto giù due marce in rapida successione… l’antisaltellamento fa il suo dovere.

Certo una ducati con la frizione in bagno d’olio ho faticato un po a concepirla, non mi sono sentito quelle vibrazioni di troppo e quel rumore di ferraglia che fa tanto “sto guidando la storia”… perde in romanticismo ma guadagna in dolcezza. Sono seriamente stupito, è la prima volta nella mia vita che mi sento a mio agio su una supersportiva e la cosa non mi dispiace affatto. Mi è venuto anche un “tira da bestia!” alla Capirossi ma mi sono trattenuto dal pronunciarlo.

Come potete immaginare la posizione in sella è scomodissima nella guida su strada ma non siamo ai peggiori livelli, mi aspettavo qualcosa del genere “ma proprio guarda una cosa malissimo”, ma la triangolazione è davvero efficente se si forza l’andatura.

Il telaio è una spettacolo, rigido al punto giusto e estremamente solido, come i freni Brembo che sono una forza della natura, basta sfiorare la leva che quasi solca il terreno con l’anteriore. davvero spettacolari e più modulabili dei monoblocco di 1098 – Hypermotard S

Mi fermo un attimo ad un parcheggio per sistemarmi la cinghietta del casco che, essendo lasca, appena la pressione dell’aria si fa sentire tende a tirarmi via il casco. Anche incarenato l’aria si sente parecchio. Dovendomela comprare la doterei immediatamente di cupolino alto o double bubble perchè il plexiglass originale mi pare una ciofeca. Sistemato questo problemino torno al concessionario con un altra tiratina in tangenziale, e finalmente riesco a mettere quinta, e finalmente il mio casco sta fermo nella testa ma, giusto per rompere i coglioni, ad alta velocità mi si appiccica con la visiera in faccia (è un jet AGV di merda) e ho ragionato che forse era meglio un integrale.

Mentre ripercorro la coda per entrare a Vigodarzere si fa sentire un po di indolenzimento ai polsi, c’era da aspettarselo.

Le conclusioni che ne posso trarre sono che, mi ha fatto innamorare quel sound spettacolare, la splendida ciclistica e il motore che è davvero un’opera darte, con un gran carisma, sfiora la perfezione. Per me la mia personale regina delle sportive moderne è lei, ma solo perchè non ho ancora provato il 1098. Il computer di bordo con strumentazione totalmente digitale è una cagata pazzessca, non si leggono bene i numeri dei giri e senza lancette, mi spiace ma, non è romantico.

L’estetica non mi convince, poco personale (come lo è il 1098, preferisco ancora l’estetica del 999/749) e il costo è davvero alto, ma vale fino all’ultimo centesimo. L’avrei preferita bianca.

Non me la comprerò mai comunque, chi mi conosce sa che io con certe moto ho un rapporto di amore-odio, mi affascianano da morire ma per strada le reputo delle bare insfruttabbili, quindi come sempre la riservo per un uso prettamente pistaiolo dove credo possa dare filo da torcere a tante tante jap.

Le velocità assurde che il mio polso destro, girandosi automaticamente senza che io glielo chiedessi, mi ha fatto fare, hanno riconfermato che se non si corre con queste moto non ci si diverte. Sono moto da usare solo ed esclusivamente in pista, terreno di caccia per questo unicorno.

Chi la compra per andare al bar. sta buttando i soldi, chi la compra per andare in pista, ha scoperto paradiso.

Datemi un Desmo!!!



Logorio
Febbraio 6, 2008, 7:31 pm
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“Just, not enough.
I need more.
Nothing seems to satisfy.
I said, I dont want it.
I just need it.
To breathe, to feel, to know Im alive.”

Rimbombano ormai i versi di questa canzone nel mio cervello, che piano piano si sta svuotando della pazienza e della calma che tutti mi hanno sempre invidiato.

Una piccola strofa, banalotta pure, ma dove sono rinchiuse le parole chiave di una vita.

Quando ingoi bocconi amari più del solito non importa quanta morale ci sia nelle tue azioni e quanto altruismo provi a metterci, queste parole scavano in profondita, sotterrando tutto il resto, compresa la ragione.

Così si diventa egoisti, poco propensi al dialogo, impulsivi e si rischia di combinare cazzate, tanto ma tanto grosse. Condizioni nel quale mi trovo io ora, queste parole sono ormai grosse come noci nel mio cervello e mangiano tutto quello che trovano di sensato… Devo trovare un po di lucidità, e un po di fortuna, per far si che scendano un po giù verso la bocca, e vengano liberate, pronunciandole in un discorso con qualche amico, con mio padre.

 

“Finger deep within the borderline.
Show me that you love me and that we belong together.
Relax, turn around and take my hand.”
Magari un giorno…

 

 



Recensione: Triumph Speed Triple 1050
Febbraio 5, 2008, 11:20 pm
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Era da un pezzo che non recensivo qualche motocicletta. Causa freddo e intemperie il mercato si è fermato, e i miei scrocchi anche.

Oggi un po di sole ha illuminato la città, e non sono rimasto a casa a girarmi i pollici. La Speed è una mia vecchia conoscenza ma non mi è mai capitato di recensirla qui su SP, quindi l’ho voluta per un giro pomeridiano per riassaggiare quel portentoso tre cilindri inglese.

Mi sono recato al concessionario Triumph di Padova soprattutto per sapere se avrò un futuro lavorativo con loro. Risposta negativa, nulla da fare, almeno lasciatemi guidare una moto allora. Ed eccola lì tutta per me.

Il Roulette green è uno dei colori più spettacolari che Triumph abbia mai fatto ed è pure quello su cui ho poggiato le mie chiappe… partiamo bene. Il sound è il solito spettacolo a tre cilindri, e la guardo mentre scalda il motore, 10 minuti e via, butto prima e mi fiondo in mezzo al traffico.

Alle 4 del pomeriggio, Padova comincia a riempirsi di auto, e le tiratine sono state davvero poche, ma nonostante questo la dolce bambina dai pistoni grossi si è fatta cullare fra un semaforo e l’altro, e l’asfalto ancora un po umido dalla pioggia della notte, non ha limitato l’aderenza durante le tiratine infrasemaforali.

La moto è molto maneggevole, non quanto la sorellina 675 ma c’era da aspettarserlo. La posizione in sella è come piace a me, discretamente caricati in avanti, con le pedane abbastanza alte e una triangolazione sella-manubrio-pedane sportiva e confortevole allo stesso tempo. Molto simile in sostanza alla Street che però mi pare di ricordare col manubrio leggermente più alto.

La progressione del 1050 è spettacolare, sempre parecchio fluido, ha coppia da vendere dai 3500/4000 giri in poi, e sale disegnando una curva dolce ma corposa, molto più fluida del più scorbutico 675. Appena trovo un po di sfogo mi incareno e provo a tirare qualche marcia, il tachimetro sale che una bellezza e il casco pare volermi uscire dalla testa, la pressione dell’aria oltre i 150 km/h è forte, ma voglio aggiungere che fino a 100 si sta da dio senza interferenze aerodinamiche. L’esemplare che ho provato era senza il cupolino, con quest’ultimo sarebbe migliorata di parecchio la protezione all’aria.

In rilascio lo scarico emana gradevoli scoppiettii cupi e leggeri, una gioia per le orecchie. Le sospensioni lavorano da dio, non sono mai troppo dure e mai troppo molli, i freni sono una forza della natura, le pinze radiali sul doppio disco hanno un mordente davvero forte e modulabile allo stesso tempo.

La leva frizione è duretta, a fine giro avevo dolorino a indice e medio, e gli innesti sono secchi e duretti, ma è una caratteristica comune a tutte le triple (tranne la Tiger che l’ho trovata davvero user-friendly). Il telaio è uno spettacolo, comunicativo e non estremamente rigido per una guida abbastanza sciolta in città.

A conti fatti, una volta tornato in concessionaria ho realizzato che nel complesso non saprei davvero cosa scegliere, se la Speed o la Street. Credo comunque che la Street sia una spanna avanti in quanto a sfruttabilità, con la Speed vieni schizzato da una parte all’altra in un batter d’occhio e sono riuscito a mettere la quarta una sola volta in un giro di mezzoretta. Poco sfruttabile in centro abitato quindi.

In quanto a motore credo che sia un vero capolavoro, non un mostro di potenza, considerando la cilindrata, ma un mostro di elasticità e efficenza a qualsiasi regime. Un gradino sotto alla sorellina minore, ma solo entro il contesto urbano, fuori da questo credo non ci sia paragone fra le due.

1050 RUUUULEZZZ!



I want to be Goose
Febbraio 2, 2008, 3:26 am
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Chi non consce Mad Max non può conoscere John Goose, è il suo migliore amico.

Goose era il poliziotto motociclista, quello figo, quello che ancora prima che venissero inventate le mentoniere, l’aveva nel suo casco. Certo nel film, muore in modo davvero stupido, ma a parte questo vorrei esser lui, per guidare questo gioiello:

Una Kawa Z1000 del ‘77 tamarrata a dovere in puro stile 70’s, semplicemente la moto più bella che pellicola cinematografica abbia mai visto.