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C’è un’italia, fatta di politici corrotti, di città invase dalla spazzatura, di 100€ al barile, di confini invisibili, di evasori fiscali, di ciliegie a 30 € al chilo, della globalizzazione, di mcdonalds, della coca cola.
Tutto ora è maledettamente esacerbato, ma dietro, qualcosa ancora della Vecchia Italia, pulsa e sopravvive: sto parlando delle piccole trattorie, dei bar sport, dei maestri di goriziana, dei pastori, dei minatori, della briscola e del Chinotto.
Perchè io, annata 1986, non mi sento affatto italiano, per quel che vedo ora, ma quando bevo un Chinotto ghiacciato, gusto gli anni del boom, De Sica e Totò, Giacomo Agostini e Niki Lauda, mia nonna da giovane, la fontana pubblica in via S.Martino (quando si chiamava Bi’e Sestu), Caruso e De Filippo, mio padre baciarsi per la prima volta con mia madre e le prime strade asfaltate a Cagliari.
Sembra una cazzata ma non lo è per niente, c’è italia e Italia, come c’è bibita e Chinotto.
Finchè certe cose continueranno ad avere un’ identità precisa, un gusto storico e un nome evocativo, esisterà l’Italia, e io non metto felpe Fiat, ma bevo Chinotto.